Rumore e confusione a Milano (I)

A Milano negli ultimi due decenni sono stati realizzati progetti di trasformazione urbana che hanno profondamente modificato la città fisica.

Verità vuole che molti dei progetti siano stati realizzati seguendo procedure politico-amministrative che hanno ‘forzato’ le norme urbanistiche. E verità vuole che quelle procedure siano diventate oggetto di indagine della magistratura, che ha avanzato l’ipotesi che si trattasse di eclatanti ‘violazioni’ e non di banali ‘forzature’.

Verità vuole che dopo i primi rilievi della magistratura, negli ultimi mesi del 2024 sia arrivato in Parlamento un progetto di legge (“Salva Milano”) che faceva diventare le procedure seguite giuridicamente legittime. E verità vuole che il progetto sia stato approvato con encomiabile rapidità dalla Camera dei deputati e calendarizzato con altrettanta rapidità per l’approvazione in Senato nel gennaio del 2025.

Verità vuole che per ragioni mai veramente spiegate il progetto di legge sia stato abbandonato a un passo dall’approvazione definitiva in Senato. E verità vuole che il Sindaco Giuseppe Sala abbia pubblicamente affermato, ad un certo punto, che a lui l’approvazione di quella riforma legislativa – che aveva chiesto e caldeggiato – non interessava più.

Togliete dal quadro la supposta corruzione (che a quella ci pensa la magistratura). Quello che resta è l’incoerente comportamento del Partito Democratico e dei partiti della maggioranza di governo, che non hanno chiuso questa vicenda come avevano deciso di chiuderla, approvando la “Salva Milano”. Quello che resta è l’incondizionato sostegno a una Amministrazione che ha palesemente violato le norme urbanistiche nazionali. Ma se il fine giustificava i mezzi – come ha ritenuto per due decenni la stragrande maggioranza dell’élite politica ed intellettuale di Milano di destra e di sinistra – perché non sono state modificate le norme urbanistiche, come il Parlamento si era proposto di fare appena la magistratura ha iniziato le sue indagini? (Certo avrebbero dovuto farlo venti anni fa, ma questo è un altro discorso).