Lezioni di democrazia

La Commissione Europea – il Presidente della Commissione o i singoli Commissari – può chiedere ad esperti o gruppi di esperti di redigere un ‘rapporto indipendente’ su temi di rilievo strategico. Una decisione profondamente radicata nella tradizione delle democrazie liberali, che della razionalità sociale delle loro scelte fanno un elemento identitario. Come ogni attore individuale o collettivo i ‘governi’ hanno una conoscenza limitata, e nel processo di apprendimento che sempre precede una deliberazione i ‘rapporti indipendenti’ possono essere necessari per migliorare la ‘qualità’ delle politiche pubbliche.

Se ti chiedono di scrivere un ‘rapporto indipendente’ sei libero di dire quello che pensi, di elaborare il tema che ti è stato assegnato dalla prospettiva del paradigma teorico nel quale credi, e delle conoscenze empiriche che hai. La contropartita di questa libertà è che sei moralmente obbligato a non farne un uso politico. Il rapporto che hai scritto entra nel dibattito pubblico, all’occasione ti verrà chiesto da chi te lo ha commissionato di presentarlo – e chi te lo ha commissionato ne farà l’uso che vuole. Ma resterà comunque uno strumento di apprendimento collettivo, un esercizio di democrazia.

Nella storia recente dell’Unione Europea uno dei più importanti rapporti indipendenti che sono stati commissionati è certamente quello redatto da Fabrizio Barca, pubblicato nel 2009: An Agenda for a Reformed Cohesion Policy. A place-based approach to meeting European Union challenges and expectations.  Il tema era (allora come ora) molto importante e il Rapporto fu esemplare per la ricchezza e la profondità dell’analisi e delle proposte. Ed esemplare fu anche l’uso che ne fece l’Autore. Chiunque in Europa aveva un interesse per l’evoluzione del progetto europeo lo ha letto e studiato. (E lo si legge e studia ancora oggi).

Qualche mese fa la Commissione Europea ha commissionato a due ex-presidenti del Consiglio italiani – Mario Draghi e Enrico Letta – di redigere due rapporti indipendenti. Ed è stato un passo falso (quanto falso è stato  quello che hanno poi compiuto gli Autori): non si può – semplicemente, non si può – chiedere a due ‘esperti’ con un marcato profilo politico (e persino a chi è stato Presidente della Banca Centrale Europea) di redigere un rapporto indipendente.

I due rapporti stanno arrivando o sono appena arrivati sul tavolo di chi li ha commissionati, ed è stata la volta degli Autori di distinguirsi nel farne un uso improprio, coadiuvati da un giornalismo oramai apertamente militante. I contenuti dei due rapporti sono stati anticipati in conferenze pubbliche dagli Autori come se fossero già progetti politici concreti, misure da attuare, riforme da introdurre. Sono stati fatti immediatamente diventare programma politico nel dibattito pubblico, certificato nel suo valore dalla competenza degli esperti che li avevano redatti – esperti che si sono  candidati a guidarne la realizzazione.

La relazione tra i liberali e le elezioni politiche – e il parlamento – è sempre stata difficile, come la storia del liberalismo europeo ci racconta. In Italia, in forme anche troppo palesi – in Europa attraverso la forzatura che ha accresciuto il potere della Commissione Europea – dopo il 1989 le democrazie liberali credono di aver trovato nella tecnocrazia – nel potere da assegnare agli eperti nei processi deliberativi – il modo di vincolare la democrazia e svilire la rappresentanza parlamentare a parodia.

Poi, si è costretti a prendere lezioni di democrazia da Giorgia Meloni – Presidente del Consiglio dopo avere (stra-)vinto la competizione elettorale – che ricorda agli ‘esperti’ che si auto-candidano (e alla tecnostruttura giornalsitico-accademica che queste auto-candidature approva e sostiene) come ci siano le elezioni europee tra qualche mese, da svolgere: nuovi equilibri politici nel Consiglio Europeo, una nuova maggioranza nel Parlamento e una nuova Commissione. E dei rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta si vedrà quale uso ne farà chi sarà eletto. Che dire?

 

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