Autore: antonio-calafati

Un argomentare senza senso (ancora sui mini-bot)

Un argomentare senza senso (ancora sui mini-bot)

Riconoscere le ‘argomentazioni insensate’ – ‘contraddittorie’, ‘ambigue’, ‘menzognere’, ‘indeterminate’ – è il problema principale del giornalismo italiano. La responsabilità della straordinaria diffusione di ‘argomentazioni insensate’ è però solo in parte del giornalismo. Anche gli intellettuali pubblici, che sembrano aver rinunciato al ruolo di critici, hanno le loro colpe. Ci sono argomentazioni la cui fallacia può essere dimostrata solo da chi dispone di uno specifico sapere tecnico. Se gli intellettuali pubblici – umanisti o scienziati – rinunciano al loro ruolo critico, chi altro può svolgere il lavoro di emendare il dibattito pubblico da ‘argomentazioni insensate’?

Non so quanti di coloro che stanno leggendo questo post conoscano il significato del termine ‘esternalità’ o ‘esternalità positiva/negativa’. Se sei un economista lo conosci, perché è una delle categorie del discorso economico più importanti, affascinanti e controverse nella loro interpretazione. Immaginatevi di imbattervi nella seguente frase, che è nell’intervista concessa a “La Repubblica” (15 giugno 2019, p. 8) da Claudio Borghi, Leghista e Presidente della Commissione Bilancio della Camera: “Una cosa è il piano B perché mediti di uscire [dall’Euro], un’altra è avere un’esternalità positiva [i mini-bot] in caso ci fosse un gran casino.” Si tratta di una frase semplicemente senza senso, ma per valutarla come tale senza esitazione devi sapere cos’è un’esternalità.

Devi sapere che un’esternalità non è uno strumento che usi quando serve, bensì l’effetto collaterale di un’azione. Le nostre azioni, possono avere effetti collaterali, positivi o negativi, sul benessere di altri individui o sui costi che devono sostenere per svolgere le loro azioni. (Mentre leggo in giardino sento il profumo del tiglio piantato e curato dal mio vicino: ‘esternalità positiva’; non posso bere l’acqua del mio pozzo perché inquinata dal diserbante usato dal mio vicino: ‘esternalità negativa’.) Dire che un minibo è un’esternalità è semplicemente un’assurdità logica.

L’intera argomentazione di Borghi a favore dell’emissione dei mini-bot è insensata, non solo l’affermazione appena ricordata. Provate a dare un senso alle seguenti frasi, una ad una, che trovate nella stessa intervista “… i minibot sono un aiuto in caso di difficoltà dei pagamenti. Non sappiamo cosa può succedere. Supponga che ci sia un attacco hacker e si blocchi il sistema normale dei pagamenti, le cose legate all’euro. Ci sarebbe un’alternativa pronta.” Sconcertante. Dire “un aiuto in caso di difficoltà dei pagamenti” oppure “non sappiamo cosa può succedere” sono frasi che non significano nulla. Lo scenario che si prospetta – blocco del sistema dei pagamenti dei paesi dell’Ue – è semplicemente inverosimile. Affermare che i ‘mini-bot’ – peraltro già definiti nell’intervista “una piccola cosa” – salverebbero l’Italia nel caso che lo scenario apocalittico si avverasse è surreale. Queste frasi esprimono un’argomentazione che è priva di senso, illogica per le relazioni causali che sottintende tra eventi impossibili o irreali.

Di argomentazioni insensate oramai trabocca il dibattito pubblico italiano. Perché su uno dei più importanti e diffusi quotidiani italiani si devono leggere discorsi sconnessi? La proposta di emettere ‘minibot’ il Governo la può naturalmente fare, ma l’argomentazione con la quale Claudio Borghi la difende è ‘irricevibile’ perché priva di senso logico oltre che di valore empirico. Non sono le “notize false’ a essere un pericolo per la democrazia, bensì le argomentazioni insensate, illogiche, menzognere, indecifrabili.

Mini-Bot (continua)

Un dizionario per capire cosa sia un “buono ordinario del tesoro” (Bot) e una grammatica per ripassare le regole sulla ‘prefissazione’ è tutto ciò che serve per giungere alla conclusione che un ‘mini-bot’ è il nome che puoi dare a un tipo di Bot. Dunque, per le caratteristiche che ha, il titolo di credito che il Governo ha proposto per pagare i suoi debiti commerciali pregressi verso i fornitori non appartiene alla categoria ‘buoni ordinari del tesoro’ bensì a quella di ‘moneta cartacea’. Gli ‘economisti’ della Lega e del M5S sapevano benissimo che stavano proponendo di emettere ‘moneta cartacea’. E non credo che pensassero di poter trarre in inganno la Commissione europea – qualsiasi laureato in economia non ha bisogno di aprire né un dizionario né una grammatica per considerare improprio il termine scelto.

Nel corso della loro storia, gli Stati nazionali hanno sempre emesso (creato, se si preferisce) ‘moneta cartacea’ – e altre forme di moneta – quando lo ritenevano necessario o utile. Il fatto è, però, che entrando nell’area monetaria europea e scegliendo l’Euro come moneta nazionale l’Italia (come tutti gli altri Stati che hanno aderito all’Euro) si è impegnata a non farlo più. Ciò che è ‘sconsiderato’ nella proposta dei ‘mini-bot’ è l’idea che si possa unilateralmente decidere di non rispettare il contratto sottoscritto.

L’Italia ha ceduto volontariamente la sovranità monetaria e se vuole tornare ad averla in modo esclusivo deve uscire dall’Euro. Ma l’Italia non può farlo per mille e altre ragioni – e lo sanno benissimo anche gli ‘economisti’ della Lega e del M5S. Con proposte inammissibili come questa dei ‘mini-bot’ provano soltanto a tenere alta la tensione politica con l’Unione europea, a intorbidare il dibattito pubblico.

Per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione lo Stato italiano dovrebbe emettere (veri) Bot. Aumenterebbe il suo debito pubblico – comunque di un ammontare irrilevante. Lo dovrebbe fare nel rispetto del contratto sottoscritto con gli altri Paesi europei. E nel rispetto del lessico e della sintassi della lingua italiana, che è il bene più prezioso in una democrazia.

Mini-Bot

Basta aprire un dizionario della lingua italiana per capirlo. I ‘buoni ordinari del tesoro’ – Bot – sono un’obbligazione: sono un prestito di denaro allo Stato fatto a due condizioni: che ti venga pagato un tasso di interesse, che ti venga ripagato il prestito alla scadenza prefissata. Un Bot è un documento che definisce un contratto di prestito che prevede la restituzione al prestatore, a una data prefissata, della somma di denaro prestata. Ciò che la Lega e i M5S hanno proposto non può quindi essere un tipo di bot, ma è così che l’espressione ‘Minibot’ dovrebbe essere interpretata, perché nella lingua italiana una cosa che chiami ‘Minibot’ non può essere altro che una sottocategoria della categoria ‘Bot’.

Per saldare il debito che ha nei tuoi confronti lo Stato ti mette in mano un ‘foglietto di carta’ dicendoti che vale un tot di euro. Ti garantisce che puoi utilizzarlo per pagare dei servizi pubblici o saldare un debito nei confronti dello Stato stesso, quando vuoi negli anni a seguire, senza limiti di tempo. Non puoi però restituirgli il ‘foglietto di carta’ ricevendo in cambio un ammontare di banconote in euro o un accredito sul tuo conto corrente.  Quel ‘foglietto di carta’ – quel contratto – non lo puoi chiamare ‘Minibot’ perché non è una forma di Bot – e non lo è perché non attesta un credito verso lo Stato. Il ‘foglietto di carta’ che ti ha messo in mano si deve chiamare ‘moneta’’ perché è moneta. (Peraltro, sarebbe una pseudo-moneta, considerato che l’unico agente che certamente è disposto ad accettarla è lo Stato stesso. Ma potresti non avere nulla o poco da dover dare allo Stato. E i foglietti di carta che hai in mano diventerebbero ‘carta straccia’ se non convinci altri agenti, ad esempio il negozio di generi alimentari dove fai la spesa, ad accettarli come pagamento.)

Certo, il dibattito pubblico italiano è in uno stato di degrado. Ma non fino al punto che un inganno linguistico così infantile – chiamare ‘Minibot’ ciò che è moneta’ – non potesse esse svelato in un’ora. Se non ci fosse riuscito il giornalismo italiano, lo avrebbe fatto il giornalismo europeo. Si tratta di un tema ‘sensibile’: in un Paese che ha aderito all’Euro lo Stato non può emettere moneta senza violare il contratto di adesione all’Euro che ha sottoscritto. Comunque, è bastata una sola parola di Mario Draghi come Presidente della Banca centrale europea, che parlava a nome di tutti i Paesi che aderiscono alla Moneta europea, per chiudere la questione: proposta irricevibile.

Che il Parlamento italiano, parlamentari del Partito democratico compresi, abbia approvato una mozione a favore dell’emissione di ‘Minibot’ senza accorgersi che stavano approvando l’emissione di moneta lascia interdetti. Così come scoprire che la Lega e il M5S siano capaci di fare proposte tanto sconsiderate. (Chissà chi c’era attorno al tavolo dove questa ‘proposta’ è nata.)

Chi governa Venezia?

Venezia è una città ‘particolare’, anche per una ragione che conduce al cuore della crisi ambientale contemporanea: a differenza di quasi tutte le città europee non può liberarsi completamente dai vincoli ambientali del contado. L’equilibrio eco-sistemico della Laguna di Venezia, che è il suo contado, è la precondizione della sua esistenza come città fisica e come città sociale. Una precondizione che è stata vera per tutte le città europee, in gradi più o meno diversi, fino alla Rivoluzione industriale e alla Grande urbanizzazione che ne è seguita.

Era la necessità di mantenere gli equilibri ambientali del contado – la sua manutenzione come sistema in grado di continuare a generare le risorse naturali sufficienti per condurre i processi urbani – a porre dei limiti alla crescita delle città. Che le città avessero una ‘base naturale’ da manutenere nella sua capacità generativa era un dato di fatto per la civitas, che ne aveva consapevolezza. Poi con l’industrializzazione è iniziato il processo di mondializzazione della ‘base naturale’ e la fondamentale nozione della sostenibilità ambientale delle città è svanito. Quale fosse il profondo significato dell’impronta ecologica della città si è perso. Da dove vengono le risorse naturali che entrano nei processi economici che si svolgono nella città? Dove vanno i residui dei processi urbani? Domande fondamentali fino a un certo punto della storia urbana, poi dimenticate.

Per le città che si espandevano c’era un ‘altrove’ dal quale venivano le risorse naturali e dove finivano i residui. Un ‘altrove’ indistinto, verso il quale non sentivano alcuna responsabilità, per il quale non avevano alcun interesse, finché questo altrove non si è materializzato nella frase che ha segnato l’inizio della storia della Giornata mondiale dell’ambiente nel 1974: “Una sola Terra” (“Only One Earth”). Da poco era stato pubblicato il fondamentale Rapporto del Club di Roma sui “Limiti della crescita” (1972), il quale aveva tolto ogni dubbio a chi ancora ne avesse sulla finitezza della Terra, sul fatto che non esisteva nessun ‘altrove’.

Venezia non ha potuto completamente recidere il rapporto con la natura, con gli equilibri ambientali della Laguna. Venezia è per questa ragione una città perfetta per ri-elaborare sul piano pratico e simbolico il significato del ‘limite’ nelle relazioni città-natura, per declinare localmente il tema della sostenibilità ambientale. Per declinare il tema che molte altre città europee hanno iniziato a declinare negli ultimi anni e che tutte saranno costrette a declinare. Venezia è, invece, un esempio emblematico di una città lanciata verso una crescita esplosiva e insostenibile. E la ricerca di ‘soluzioni’ per fare comunque transitare le ‘grandi navi’ nella Laguna è una manifestazione dell’adesione a questo paradigma, dell’incapacità di comprendere che è un paradigma inservibile, da abbandonare. Una comunità che non è capace di comprendere l’insensatezza del transito delle ‘grandi navi in Laguna, come potrà affrontare le radicali misure necessarie per fronteggiare la crisi ambientale e sociale che si annuncia?

Resta una domanda, una domanda classica, della quale da tempo si è capita l’importanza: chi governa Venezia?