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Altri mondi

Giancarlo Giorgetti – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e figura chiave della Lega e del Governo (così leggo e non ho ragioni per dubitare) – rilascia in agosto a “Il Corriere della Sera” un’intervista che mostra il bandolo di una matassa preziosa. A tirarlo, questo bandolo, si dipanerebbe una storia di straordinario interesse sul neo-capitalismo italiano – ma nascerebbe anche un progetto politico affascinante. Non credo, però, che dopo averlo mostrato qualcuno al Governo tirerà questo bandolo. La Lega nella sua storia non ha mai mostrato il minimo interesse politico per i temi che Giorgetti solleva in questa intervista. Enon li ha mai usati nelle competizioni politiche. E nessun altro partito o pseudo-partito l’ha fatto.

Ecco il bandolo della matassa: “I beni veri dello Stato (…) sono le concessioni: quanto prende lo Stato dall’acqua minerale che compriamo a 2 euro a bottiglia? Quanto dal metano sotto terra o dalle concessioni televisive? Quanto dall’etere in cui viaggia il segnale dei telefonini? Io credo che lo Stato debba fare periodiche valutazioni. E poi, scegliere per il meglio.»

Bandolo che l’intervistato comincia a tirare: “Penso al petrolio bianco delle Alpi. In Valtellina le concessioni idroelettriche sono scadute. L’idea del pubblico non è indecente. Noi vorremmo che ci fosse un ritorno alle popolazioni di quei territori, che hanno fornito risorse e acqua. Ma non c’è una decisione: bisogna discuterne. Senza escludere nemmeno una gestione diretta.”

Si richiama spesso la scomparsa delle categorie politiche “destra” e “sinistra” – credo di aver letto che lo stesso Giorgetti non crede a queste distinzioni. In effetti, la prospettiva sulle “risorse comuni” – pubbliche o collettive – che l’intervista delinea sarebbe stata considerata “di sinistra” fino a qualche tempo fa. Sinistra moderata: se Berlino decide per la gestione diretta del suo acquedotto, ad esempio, in Germania non si pensa che si stia mettendo in discussione l’economia di mercato (o il capitalismo).

L’intervista di Giorgetti assume un significato  più profondo sul piano politico se la si legge alla luce delle modalità di gestione delle concessioni di uso delle acque minerali in Italia, la risorsa comune più semplice da gestire. Sì, perché qualche mese fa il Ministero del Tesoro ha pubblicato un rapporto (una sorta di “libro bianco”) sulle concessioni per lo sfruttamento delle acque minerali che lascia sbalorditi. Lo Stato non ricava quasi nulla da queste concessioni in proporzione ai ricavi dei concessionari, sempre privati. Le decide, inoltre, in modo bizzarro.

Chiunque abbia presente quanto sia semplice organizzare la produzione dell’acqua minerale – imbottigliamento, trasporto, controlli della qualità della risorsa e poco altro – stenta a capire perché l’uso di questa risorsa preziosa sia stata organizzata dallo Stato italiano nel modo descritto dal Ministero del Tesoro. Per la quantità di acqua minerale che pagano un euro le società private ottengono ricavi per circa 190 euro: i miracoli del neo-capitalismo (italiano), una versione speciale di neo-capitalismo di sinistra.

Sarà anche vero che “destra” e “sinistra” sono categorie superate, ma il rapporto del Ministero del Tesoro arriva alla fine di cinque anni di governo della (sedicente) “sinistra”. E solleva due questioni, molto diverse. La prima è che un governo di sinistra (sedicente, mi permetto di insistere) la questione politica della gestione delle risorse comuni non se l’è neanche posta: regime privatistico, punto. La seconda è che lo stato italiano ha mostrato di non essere in grado di definire un contratto di concessione equo neanche per la categoria di risorse pubbliche per la quale è più facile farlo: le acque minerali, appunto. (E l’opposizione parlamentare al Governo di sinistra – ad esempio, la Lega – non ha mai sollevato critiche in questi anni ai contratti di concessione sulle risorse comuni  – infrastrutture fisiche, risorse artificiali o risorse naturali). Chissà che contratti avrà fatto lo Stato italiano per le risorse comuni per le quali è molto, molto più difficile definire i termini contrattuali della concessione.

Un autorevole politico italiano della Lega, Matteo Salvini, ha recentemente affermato che la lettura del libro di Alberto Bagnai Il tramonto dell’Euro gli ha aperto un mondo. Una distopia, credo, ma tant’è. Consola comunque sapere che cercano ispirazione nei libri.  Giancarlo Giorgetti, ora, solleva la questione della gestione delle risorse comuni in Italia, propone altri modelli e un atteggiamento pragmatico. Forse si è ispirato a Governare i beni collettivi di Elinor Ostrom. Un libro certo capace di aprire altri mondi alla politica italiana – a chi è ora al Governo. Mondi migliori di quello presente.