ACCADEMIA DI ARCHITETTURA – USI

Anno accademico 2017-18 – Semestre invernale

Corso: Bergamo: la costruzione sociale della città fisica

 

Docente: Antonio Calafati

Assistenti: Tommaso Fantini, Stefano Gariglio, Daniela Rozzi

Indice generale

 0. Tema del corso

  1. Introduzione
  2. Dinamiche demografiche: il comune di Bergamo
  3. La città di fatto di Bergamo [
  4. La città di fatto di Bergamo: frammentazione amministrativa e omogeneità sociale
  5. Dinamiche demografiche nella“città di fatto” di Bergamo
  6. Dispersione e densità
  7. Architetture e funzioni (nel tempo)
  8. (in preparazione)

0. Tema del corso

Il tema di sfondo del corso è la città fisica di Bergamo: come sta cambiando e come cambierà nelle sue architetture e nella sua morfologia fisica nei prossimi anni. Sul sistema insediativo del comune di Bergamo, nel semestre estivo 2017-2018, gli studenti dell’Accademia condurranno i loro esercizii di progettazione finale, il lavoro di Diploma. Ogni architettura si associa a un processo sociale elementare e ogni morfologia fisica esprime la spazialità dei processi sociali. Progetto architettonico e progetto urbanistico sono di conseguenza un’interpretazione del mutamento sociale, in tutte le sue dimensioni (culturale, istituzionale, tecnologica, economica, politica). La coevoluzione tra città fisica e città sociale – come tema generale e nella sua specifica manifestazione dello spazio-tempo definito dall’espressione “Bergamo 2030” – è il tema che il corso insegna a declinare. Si analizzano alcuni interventi di trasformazione della città fisica in via di completamento o programmati per interpretarli nella loro relazione con l’evoluzione della struttura sociale della città. Come in altri corsi di master all’Accademia di architettura, il processo di apprendimento ruota attorno alla preparazione di un elaborato da parte dello studente, individualmente o in gruppo. Definito il tema, gli studenti acquisiscono attraverso il corso le conoscenze che, integrandosi con quelle che già hanno acquisito, permettono di realizzare l’elaborato. L’organizzazione del corso – il contenuto delle lezioni, le modalità di insegnamento, i temi degli elaborati, – discende dal progetto formativo che caratterizza l’Accademia.

 

 

1. Introduzione

Con i suoi 120.000 abitanti residenti (2016) Bergamo è il 26-esimo comune italiano in ordine di grandezza. Rispetto alle città con più di 100.000 abitanti, è tra quelle che sono cresciute meno dal secondo dopoguerra a oggi, sia in termini di popolazione che di addetti totali. Bergamo è nell’immaginario un luogo della produzione industriale, ma alla data dell’ultimo censimento aveva appena 7.366 addetti nel settore manifatturiero. Quali sono, allora, le ragioni dell’interesse per Bergamo? Le ragioni dell’interesse diventano evidenti se si cambia prospettiva e si legge il territorio italiano in termini di sistemi intercomunali il comune di Bergamo è il punto di gravità di un sistema intercomunale di circa 830.000 abitanti. Uno dei più grandi in Italia, il settimo per popolazione. Se si prende il nucleo centrale di questo sistema intercomunale, limitandosi a considerare il sistema composto dal comune di Bergamo e dai comuni di I e II fascia, prende forma una città di fatto di 407.000 abitanti che occupa una superficie di 280 km2 e ha una densità di 1.304 abitanti/km2. Prende fora una delle grandi città italiane, e il territorio del comune di Bergamo (parte di esso) sarebbe il centro di questa città. Ma da questa prospettiva il territorio del comune di Bergamo costituisce una parte della “città di fatto” di Bergamo e in questa parte si trovano i suoi punti focali primari, quelli che definiscono l’urbanità alla scala territoriale della “città di fatto”. Progettare nel territorio del comune di Bergamo significa, dunque, progettare in una parte di città. Ma quali caratteri ha questa parte di città?

(continua) Forse l’algoritmo che l’Istat usa per identificare i sistemi intercomunali ha sovradimensionato il sistema intercomunale di Bergamo. Si può fare allora l’esercizio di prendere il nucleo centrale di questo sistema intercomunale, limitandosi a considerare il sistema composto dal comune di Bergamo e i comuni di prima e seconda fascia. Se si considera il sistema intercomunale così composto emerge un sistema intercomunale di 407.000 abitanti, su una superficie di 280 km2 e una densità di 1.304 abitanti/km2. Già cosi sarebbe una delle grandi città italiane e il comune il territorio del comune di Bergamo (parte di esso) sarebbe il centro di questa città.

2.  Dinamiche demografiche: il comune di Bergamo

All’inizio degli anni Cinquanta, quando inizia la fase di intensa industrializzazione e urbanizzazione della Lombardia e di molte altre regioni, sono poco meno di venti i comuni italiani con una popolazione compresa tra 80.000 e 150.000 unità. Nei decenni successivi, gli anni del “decollo industriale” italiano, prima, e della terziarizzazione, poi, i comuni italiani seguiranno traiettorie di crescita molto diverse. In alcuni casi molto intense e continue. In altri casi, intense in alcuni decenni e stazionarie o in declino in altri. Nell’immaginario nazionale Bergamo richiama una traiettoria di crescita esemplare: aumento dell’occupazione e del reddito pro-capite. Un territorio di successo. L’Ocse dedicherà a Bergamo (Provincia) uno dei suoi primi studi territoriali. Se si guarda alla dinamica demografica il risultato è però sorprendente: Bergamo non è affatto cresciuta in misura comparabile alle altre città medie considerate tra i principali motori della crescita economica italiana (Figura 1). La popolazione aumenta nei primi due decenni del secondo dopoguerra – in misura comparata meno che nelle città prese in esame. Ma già dal 1971 inizia a diminuire (come Ferrara). Riprende a crescere – sempre meno o molto meno che nelle altre città della Figura 1 – dal 2001 e, come in altri comuni, sarà una crescita segnata dall’immigrazione extra-comunitaria. Il successo di un sistema urbano non si misura soltanto estensivi, ma anche intensivi: il benessere pro-capite può crescere come conseguenza di un amento della produttività degli occupati (anche se il sistema resta più o meno delle stesse dimensioni). Ma non è questa la via per dare un significato alla dinamica demografica di Bergamo.

                                            Figura 1

3. La città di fatto di Bergamo

Da quasi trenta anni il territorio italiano è interpretato in termini di “sistemi intercomunali”. Un sistema intercomunale si compone di un comune pivot – Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Padova, Bologna e così via – con il quale un insieme di comuni contigui, in genere molto più piccoli come popolazione, si sono integrati sul piano relazionale (e spesso anche strettamente spaziale). La prima mappa del territorio italiano in termini di sistemi intercomunali fu proposta nel 1987 dall’ISTAT; la più recente nel 2015. Nella sua forma stilizzata il sistema intercomunale di Bergamo si presenta come nella Figura 2. Di questo sistema fanno parte 122 comuni: 14 sono i comuni di I fascia, 22 i comuni di II fascia e 85 i restanti comuni. Il grado di integrazione con il comune centroide dei comuni appartenenti al sistema può variare molto. In genere – e così avviene nel caso di Bergamo – i comuni di I e II fascia hanno gradi di integrazione più elevati (o molto più levati) di quelli dei comuni del resto del sistema. Come prima approssimazione, si può definire il sottosistema territoriale composto dal comune di Bergamo e dai comuni di I e II fascia la “città di fatto” di Bergamo. L’ipotesi è che tra questi comuni si sia determinato un grado di integrazione territoriale così elevato da aver trasformato i loro insediamenti in parti di un unico sistema urbano.. Ci si può riferire a questa scala anche come “Grande Bergamo” – terminologia usata nella riflessione strategica a livello locale e utilizzata in altri casi in Europa per indicare il enomneo della coalescenza territoriale.

 

Figura 2 – Il sistema intercomunale di Bergamo

 

4. La città di fatto di Bergamo: frammentazione amministrativa e omogeneità sociale

Gran parte dei sistemi intercomunali italiani che si sono formati negli ultimi decenni hanno un comune centroide che è molto più grande di ciascuno degli altri comuni che lo compongono. Bergamo non fa eccezione. Nella prima cintura ci sono 14 comuni. Ad eccezione di Seriate, che ha una popolazione di 25.240 unità (nel 2016), tutti gli altri hanno una popolazione compresa tra i 3.067 abitanti di Stezzano e i 1.768 di Orio al Serio (Figura 5). Nella seconda cintura ci sono 22 comuni. Ad eccezione di Dalmine, che ha una popolazione di 23.348. (nel 2916), tutti gli altri hanno una popolazione compresa tra i 33.652 abitanti di Alzano Lombardo e i 2.620 di (Figura 5). Questa asimmetria nelle dimensioni dei comuni solleva almeno due temi. In primo luogo, certamente, rimanda a una “frammentazione amministrativa”: il territorio della città di fatto è governato da una poliarchia. La tesi secondo cui ci dovrebbe essere un coordinamento delle azioni di regolazione – ad esempio, delle trasformazioni ed espansioni urbane – è da molti anni al centro di molte riflessioni sul governo della città dispersa, non solo in Italia. In secondo luogo, rende evidente il significato dell’integrazione intercomunale. Quale autonomia può avere il sistema che definisce l’urbanità di una comunità di poche migliaia di abitanti che vivono a pochissimi chilometri dai punti focali che si trovano nel comune di Bergamo? Come si può pensare – per prendere il caso estremo – che gli abitanti di Orio al Serio non facciano parte dello stesso sistema di cui fa parte Bergamo.


 

 Figura 3 – La città di fatto di Bergamo: frammentazione territoriale (I) – Comuni della 1° fascia

Figura 4 – La città di fatto di Bergamo: frammentazione territoriale (I) – Comuni della 2° fascia

5. La città di fatto di Bergamo: dinamiche demografiche

Se si riflette sulle dinamiche della città di fatto di Bergamo emergono fenomeni interessanti. Si può innanzitutto osservare che nell’’hinterland di Bergamo (con questo termine mi riferisco al territorio composto dai comuni di 1° e 2° fascia) viveva già una popolazione piò o meno pari a quella che viveva nel comune di Bergamo. Quello che succede nel secondo dopoguerra – il periodo di intensa industrializzazione e trasformazione fisica del territorio – è molto interessante da una prospettiva comparata. Bergamo si comporta come Milano o Torino: la popolazione nell’hinterland aumenta molto di più che nel comune centroide del sistema. La popolazione che vive nei comuni di 2° fascia supera quella che risiede nel comune di Bergamo già nei primi anni ottanta. Quella che vive nei comuni di 1° fascia raggiunge quella che vive nel comune di Bergamo nel 2011. La città di fatto come definita nel paragrafo precedente aumenta costantemente fino a raggiungere nel 2016 le 406.659 unità.

Nel 2016 sul totale della popolazione della città di fatto il 30% viveva nel comune di Bergamo e il 70% nell’hinterland (definito come sopra).

Nel grafico è riportato anche il profilo temporale della popolazione che vive nel sistema intercomunale (area urbana funzionale) come definito dall’Istat. La crescita demografica è stata molto forte e oggi il sistema è il 7° in ordine di grandezza in Italia, subito dopo Bologna e prima di Bari, Firenze, Catania.

5. Dinamiche demografiche nella città di fatto di Bergamo

Se si riflette sulle dinamiche della “città di fatto” di Bergamo emergono fenomeni interessanti. Si può innanzitutto osservare che nei comuni di I e II fascia già nel 1951 risiedeva una popolazione piò o meno pari a quella del comune di Bergamo. Ciò che succede nel secondo dopoguerra – il periodo di intensa industrializzazione e trasformazione fisica del territorio – è molto interessante da una prospettiva comparata. Bergamo si comporta come Milano o Torino: la popolazione aumenta molto di più nei territori contigui al centroide che nel centroide stesso. La popolazione residente nei comuni di II fascia supera quella del comune di Bergamo già nei primi anni ottanta, mentre la popolazione dei comuni di I fascia raggiunge praticamente quella del comune di Bergamo nel 2011. La “città di fatto” come definita nel paragrafo precedente aumenta costantemente la sua popolazione fino a raggiungere nel 2016 le 406.659 unità. Nel 2016, il 30% della popolazione totale della “città di fatto” viveva nel comune di Bergamo e il 70% negli altri comuni. Nel grafico di Figura 3 sono riportati i profili temporali della popolazione residente alle scale territoriali che caratterizzano la città di fatto e anche a quella del sistema intercomunale (area urbana funzionale) come definito dall’Istat. La crescita demografica è stata molto forte non solo alla scala della città di fatto, ma anche alla scala del sistema intercomunale (e), che si estende su una superficie 920 km2: il sistema intercomunale di Bergamo è oggi il 7° in ordine di grandezza in Italia – subito dopo Bologna e prima di Bari, Firenze, Catania.

Figura 5 – Il sistema territoriale di Bergamo: dinamiche demografiche

6. Dispersione e densità

La “città di fatto” di Bergamo appare come una “città dispersa” se si guarda alla sua morfologia fisica. Ma è, comunque, una città con una densità di popolazione elevata. La densità della “città di fatto” è di circa 1500 abitanti/km2. Importanti comuni italiani hanno densità molto inferiori: Vicenza (1.393 abitanti/km2), Verona (1.245 abitanti/km2),, Messina (1.121 abitanti/km2), Rimini (1.106 abitanti/km2), Modena (1.010 abitanti/km2) … Con i suoi 3.037 abitanti/km2 il comune di Bergamo è uno dei più densi d’Italia, l’8° nell’ordine (prima di Bari, Bologna, Padova, Verona, …).

Figura 6 – Densità di popolazione nel sistema territoriale di Bergamo

 

7. Immigrazione straniera e città fisica

A Bergamo l’immigrazione straniera è stata molto forte negli ultimi due decenni. La quota più elevata si registra nel comune di Bergamo, con circa 20.000 unità pari a più del 16% della popolazione. Una delle percentuali più elevate in Italia. Nel città di fatto il totale della popolazione straniera – sostanzialmente extra-comunitaria – ha raggiunto nel 2016 le 45.000 unità circa. Erano poco più di 10.000 nel 2001. L’immigrazione extra-comunitaria ha molte dimensioni, tra le quali quella – spesso trascurata – della relazione con l’evoluzione della città fisica, delle pratiche di uso e manutenzione delle architetture pubbliche e private. Ci sono, naturalmente, fattori culturali a spiegare le pratiche della nuova popolazione straniera. Ci sono anche fattori economici e sociali molto semplici: redditi pro-capite molto bassi e precari (sullo sfondo di piani di vita resi indeterminati da una pluralità di fattori personali e sociali). Ciò conduce a risolvere il bisogno dell’abitare attraverso uso di abitazioni in condizione di degrado, sovraffollamento e scarsa o nulla manutenzione. Riducendo in misura significativa la qualità del capitale residenziale in modo puntuale o in intere parti della città. D’altra parte, proprio l’insediamento di questa popolazione ha ridato valore economico a capitale residenziale che lo aveva perduto. In una città a elevata densità come Bergamo, una popolazione extra-comunitaria che supera il 16% della popolazione totale, pone temi di rilievo spaziale e formale che devono essere affrontati. Nel resto della città fascia la presenza della popolazione straniera è inferiore, ma in alcuni comuni comunque molto elevata: Ponte San Pietro (17,3%), Calcinate (16,8%), Cavernago 15,9%), Seriate (13,2%).

Figura 7 – Popolazione straniera nella città di fatto di Bergamo: consistenza (2001, 2016)

Figura 8 – Popolazione straniera nella città di fatto di Bergamo: consistenza (2001, 2016)

8. Architetture e funzioni nella linea del tempo

All’inizio del corso è comparso inatteso un libro che è stato molto utile: Bergamo 1890-1990. Cent’anni di architettura (a cura di Guya Bertelli, Manuela Brambilla, Matteo Invernizzi), Alcon Edizioni 1994. Si compone di numerose schede, ciascuna dedicata a un’architettura realizzata a Bergamo tra il 1890 e il 1990, che documentano la costruzione della città fisica del XX secolo, nelle sue aggiunte più rappresentative per qualità progettuale. Per un architetto o uno storico dell’architettura l’interesse è evidente. La dimensione diacronica mette in luce come, nelle diverse fasi, le varie correnti architettoniche si siano manifestate a Bergamo. Il libro racconta però anche un’altra storia ed è la storia dell’evoluzione della città sociale. Le nuove architetture sono la manifestazione fisica di nuovi processi sociali (o dell’aumento di scala o del cambiamento di tecnologia di processi sociali già presenti).


 

Alla storia della città fisica corrisponde una storia della città sociale. La prima grande fabbrica, il nuovo ospedale, la sede della Banca d’Italia, le prime case popolari, l’edificio per esposizione di mobili, la nuova piazza e così via hanno tutti una data, e la sequenza di date racconta dell’evoluzione della società e dell’economia a Bergamo. Se sulla linea del tempo metti le architetture, per definizione metti anche i processi sociali.

 

Figura 9 – Bergamo: funzioni e architetture nel tempo