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Vantaggi economici

Il titolo dell’editoriale in evidenza in prima pagina su Die Zeit (23 luglio 2020, n. 31) richiamava i vantaggi economici per la Germania dell’accordo sul Recovery Fund. L’ho letto subito, cosa che di solito non faccio. Ricevo l’edizione – in digitale, qui in campagna dove vivo il cartaceo non arriverebbe con la necessaria puntualità – e come primo passo sfoglio con calma le cento e più pagine in grande formato, per compilare mentalmente la lista degli articoli che leggerò nei giorni successivi (la quantità e la qualità dei percorsi di riflessione che ciascuno numero di questo straordinario settimanale offre è stupefacente). Questa settimana, però, ho ritardato il piacere di scoprire che cosa mi riservasse Die Zeit.

Ho letto l’editoriale rapidamente, scoprendo che si concludeva come il titolo annunciava ma in modo ancora più esplicito: l’accordo di Bruxelles è tanto vantaggioso economicamente da avere convinto anche le associazioni delle imprese manifatturiere, non perché il progetto europeo stia loro così a cuore, bensì perché gli imprenditori “sanno fare i conti”. E fatti i conti sono giunti alla conclusione che, con gli aiuti previsti dal Recovery Fund, gli italiani  (“die Italiener“) stabilizzeranno la loro economia, manterranno aperti i loro mercati e si metteranno di nuovo ad acquistare auto prodotte in Germania.

Nella parte centrale dell’articolo l’omaggio retorico al progetto europeo il giornalista, Mark Schieritz, comunque lo fa: accordo ‘storico’ quello raggiunto, un bilancio europeo in disavanzo finanziato con debito comune come passo verso l’Europa Federale, una decisione così importante per le sue conseguenze da segnare, forse, la storia d’Europa. Senza però riuscire ad evitare di aggiungere che il debito dovrà essere ripagato “entro un paio d’anni”, che c’è ancora molta strada da fare per trasformare l’accordo in politiche e azioni e che esso andrebbe migliorato. Osservazioni che fanno sorgere nel lettore il dubbio che non ci sia niente di storico nell’accordo.

Erano i vantaggi economici nazionali che si cercavano di ottenere, negoziando? Ma ci saranno veramente, poi, significativi vantaggi economici? Per la Germania, per l’Italia, per tutti i Paesi europei? La stampa di orientamento liberale crede di sì o crede di doverlo comunque dire. Contro ogni evidenza, lo dice – in Germania, in Italia. La domanda aggiuntiva generata con il Recovery Fund è sulla carta  di un ammontare irrilevante rispetto alla dimensione dell’economia europea – circa 14.000 miliardi di Euro è il Prodotto interno lordo complessivo dei 27 paesi membri. Non sposterà verso l’alto la traiettoria di crescita di nessun Paese nei prossimi anni e tantomeno quella dell’Italia.