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Chi e come

Nel sottotitolo di un libro recente di Robert Reich [1] compare un “chi” e un “come”: chi lo ha fatto, come lo ha fatto. Una lettura molto utile anche se è l’Italia – e non gli Stati Uniti – il Paese al quale pensi. Parla di una verità che si tende a dimenticare: il modello di capitalismo che c’è in un dato momento e in un dato luogo, nei suoi minuti dettagli istituzionali (che sono quelli che contano), è il prodotto di scelte politiche, prosaicamente fatte giorno dopo giorno da chi ha il potere di farle. Scelte che in gran parte non affiorano nel dibattito pubblico. E se lo fanno, lo fanno in modo sfuggente e non è semplice capirne l’importanza.

Il libro di Reich dimostra anche un’altra verità – e lo fa concretamente, dando un nome al “chi” e al “come” nella storia politica ed economica degli Stati Uniti degli ultimi decenni: l’élite (e la super-élite) economica e gran parte dell’élite intellettuale è quotidianamente impegnata in politica. Persegue l’obiettivo che il sistema non cambi fino al punto di mettere in discussione i suoi privilegi – i suoi inauditi privilegi. Quale sia la specifica forma di capitalismo che prevale in un dato momento interessa poco o nulla. L’unica cosa che per essa conta è che sia una forma nella quale i privilegi – anche quelli inauditi – non vengano intaccati. E combatte con intelligenza e competenza per questo obiettivo. Concede strumentalmente quello che c’è da concedere per preservare la sua posizione di privilegio – mostrando un pragmatismo che non ti aspetti (e che scambi per buone intenzioni).

Nei momenti difficili l’élite economica e intellettuale diventa un esercito unito e determinato, esce allo scoperto e cade anche la finzione dei tempi normali, dell’indipendenza di giudizio che avrebbe chi ha il potere di parlare e scrivere, di costruire e de-costruire il dibattito pubblico. L’ordinamento sociale diventa un fatto di natura e la scolastica economica torna a essere la verità.

Interpreto così quello cha accade in questi giorni in Italia – e che è accaduto altre volte dopo il 1989: è caduta ogni finzione di fronte al rischio che il capitalismo italiano degeneri fino al punto di mettere in pericolo lo stile di vita presente e futuro e i piani intergenerazionali dell’élite economica e politica. Il “chi” si è dovuto ora svelare (lo farà per il tempo che serve) e il “come” lo sappiamo già, non è difficile prevederlo.

Il lato tragico in questa vicenda è che quella scritta dopo la caduta del Muro di Berlino è una storia finita, questa sì di storia è finita: la crisi ecologica – i cambiamenti climatici, la perdita di fertilità del suolo – e la crisi sociale travolgeranno nei prossimi anni il meta-modello di capitalismo in cui questa élite ha prosperato, ma che non riuscirà più a difendere con le armi della retorica.

 

[1] Robert B. Reich, The System. Who Rigged It, How We Fix It (London: Picador, 2020).