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Chi governa Venezia?

Venezia è una città ‘particolare’, anche per una ragione che conduce al cuore della crisi ambientale contemporanea: a differenza di quasi tutte le città europee non può liberarsi completamente dai vincoli ambientali del contado. L’equilibrio eco-sistemico della Laguna di Venezia, che è il suo contado, è la precondizione della sua esistenza come città fisica e come città sociale. Una precondizione che è stata vera per tutte le città europee, in gradi più o meno diversi, fino alla Rivoluzione industriale e alla Grande urbanizzazione che ne è seguita.

Era la necessità di mantenere gli equilibri ambientali del contado – la sua manutenzione come sistema in grado di continuare a generare le risorse naturali sufficienti per condurre i processi urbani – a porre dei limiti alla crescita delle città. Che le città avessero una ‘base naturale’ da manutenere nella sua capacità generativa era un dato di fatto per la civitas, che ne aveva consapevolezza. Poi con l’industrializzazione è iniziato il processo di mondializzazione della ‘base naturale’ e la fondamentale nozione della sostenibilità ambientale delle città è svanito. Quale fosse il profondo significato dell’impronta ecologica della città si è perso. Da dove vengono le risorse naturali che entrano nei processi economici che si svolgono nella città? Dove vanno i residui dei processi urbani? Domande fondamentali fino a un certo punto della storia urbana, poi dimenticate.

Per le città che si espandevano c’era un ‘altrove’ dal quale venivano le risorse naturali e dove finivano i residui. Un ‘altrove’ indistinto, verso il quale non sentivano alcuna responsabilità, per il quale non avevano alcun interesse, finché questo altrove non si è materializzato nella frase che ha segnato l’inizio della storia della Giornata mondiale dell’ambiente nel 1974: “Una sola Terra” (“Only One Earth”). Da poco era stato pubblicato il fondamentale Rapporto del Club di Roma sui “Limiti della crescita” (1972), il quale aveva tolto ogni dubbio a chi ancora ne avesse sulla finitezza della Terra, sul fatto che non esisteva nessun ‘altrove’.

Venezia non ha potuto completamente recidere il rapporto con la natura, con gli equilibri ambientali della Laguna. Venezia è per questa ragione una città perfetta per ri-elaborare sul piano pratico e simbolico il significato del ‘limite’ nelle relazioni città-natura, per declinare localmente il tema della sostenibilità ambientale. Per declinare il tema che molte altre città europee hanno iniziato a declinare negli ultimi anni e che tutte saranno costrette a declinare. Venezia è, invece, un esempio emblematico di una città lanciata verso una crescita esplosiva e insostenibile. E la ricerca di ‘soluzioni’ per fare comunque transitare le ‘grandi navi’ nella Laguna è una manifestazione dell’adesione a questo paradigma, dell’incapacità di comprendere che è un paradigma inservibile, da abbandonare. Una comunità che non è capace di comprendere l’insensatezza del transito delle ‘grandi navi in Laguna, come potrà affrontare le radicali misure necessarie per fronteggiare la crisi ambientale e sociale che si annuncia?

Resta una domanda, una domanda classica, della quale da tempo si è capita l’importanza: chi governa Venezia?