Conferenze

Sassuolo | TerraCeramica (5 ottobre 2018)
 
Convegno:
 
“Territorio, globalizzazione e nuove geografie dello sviluppo locale”
 
 
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La costruzione del globale, la decostruzione del locale

Il 5 ottobre parteciperò a un convegno (“Territorio, globalizzazione e nuove geografie dello sviluppo locale”) su uno dei temi che segna la riflessione politico-economica del nostro tempo: come trovare un equilibrio tra locale e globale. Il convegno si terrà a Sassuolo, uno dei luoghi che hanno costruito il mito della Terza Italia, un territorio che è stato a lungo un celebre caso di crescita economica accelerata. Un luogo dove chiedersi: ma a chi interessa questo equilibrio?

Un equilibrio che stiamo veramente cercando in Italia, quello tra locale e globale? Una domanda giustificata, perché questo equilibrio di cui così tanto si parla non ha alcun significato nel paradigma neo-liberista – il paradigma che domina il discorso pubblico da alcuni decenni e ha orientato le politiche pubbliche. In effetti, credo sia un equilibrio che non abbiamo affatto cercato, che non abbiamo neanche provato a capire nelle sue precondizioni. Lo abbiamo ideologizzato, però, parlandone retoricamente. Le economie locali sono state lentamente de-costruite, mentre si costruivano le istituzioni della globalizzazione; il paradigma neo-liberista ha convinto gran parte dei governi europei a ritenere che non fosse quella locale la scala territoriale alla quale si costruiscono i piani di vita degli individui, le strategie organizzative delle imprese, gli equilibri sociali e ambientali; la scala alla quale si valuta il benessere.

A quale scala territoriale si dovrebbero definire le istituzioni che dovrebbero assicurare, almeno sostenere, l’equilibrio tra locale e globale? Quella dello stato-nazione prima e quella dell’Unione Europea poi sono state le scale alle quali per molto tempo si è espressa la difesa del locale. Si può sostenere che la difesa degli equilibri delle società locali fosse una delle principali fonti di legittimazione politica degli stati nazionali prima e poi anche dell’Unione Europea. A un certo punto, con il passaggio al paradigma della competizione territoriale si è chiesto ai luoghi di ri-organizzarsi per sostenere le implicazioni territoriali della globalizzazione. Ora tocca ai luoghi organizzare la difesa del proprio equilibrio sociale ed economico. Retorica vuole che tutti i sistemi locali – tutte le città – ci riusciranno; realtà vuole che sono molti i luoghi che si stanno perdendo.

Oltre la rassicurante retorica che ci aiuta a nascondere le difficoltà, non è difficile intravedere l’instabilità della relazione globale-locale, la sproporzione tra le forze globali e il potenziale di aggiustamento locale. Non c’è niente di semplice, di scontato nell’evoluzione della relazione locale-globale. Ma qualcosa di nuovo sta forse nascendo.

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