Urbanizzazione e architettura ordinaria nell’hinterland di Milano

 

Nel secondo dopoguerra nell’hinterland di Milano si è avuto un processo di urbanizzazione molto intenso, il quale ha profondamente modificato il territorio nella densità e tipologia dei processi sociali, nei caratteri formali delle architetture, nell’organizzazione spaziale degli insediamenti e nella dotazione infrastrutturale. All’inizio di questo processo di urbanizzazione, il territorio dell’hinterland di Milano era caratterizzato da un’elevata frammentazione politico-amministrativa – come in gran parte dell’Italia settentrionale – e da un sistema insediativo disperso organizzato per punti focali comunali. La traiettoria di sviluppo spaziale generata dall’urbanizzazione (e dall’industrializzazione) ha profondamente modificato il modello gravitazionale e ha condotto a un’integrazione del territorio dell’hinterland con il territorio del comune di Milano. Si è formata la più grande e ricca città di fatto italiana (‘Milano’) – una delle più grandi in Europa. Secondo un recente studio dell’OECD, la sua popolazione, distribuita in alcune decine di comuni contigui, supera oggi i tre milioni di abitanti.

Nel discorso pubblico ‘Milano’ è la più ricca e innovativa città italiana. E anche la città nella quale si stanno realizzando spettacolari trasformazioni urbane orientate a renderla una città globale. Quando si parla di ‘Milano’, tuttavia, raramente si affronta il tema dei suoi effettivi confini – il tema di quale sia la porzione di territorio cui ci si riferisce quando si dice ‘Milano’. L’attenzione sembra essere rivolta al “centro” del comune di Milano o ai suoi margini, dove si troverebbero le sue “periferie”. Se si sposta l’attenzione sulla città di fatto di Milano, sull’esito territoriale del processo di urbanizzazione che ha segnato la storia recente della città e del suo hinterland, si delinea un campo di riflessione poco esplorato: le architetture, l’organizzazione spaziale, la morfologia “dell’altra Milano”, dei territori dei comuni di prima e seconda fascia della città di fatto di Milano

Un’architettura ordinaria e un’organizzazione spaziale senza forma è ciò che si incontra – quasi ovunque – nel territorio dell’hinterland di Milano trasformati dall’urbanizzazione iniziata negli anni sessanta e dalla successiva industrializzazione. È un territorio in cui non si incontrano le architetture della globalizzazione che si incontrano nel “centro” di Milano, così come non si vedono i segni di un progetto sulla qualità degli spazi pubblici. In questo territorio vi sono anche enclave di qualità: insediamenti storici che si sono integrati in termini relazionali ma non spaziali, mantenendo i caratteri originari. Ma vi sono anche insediamenti nuovi progettati come parti della città di fatto. Sono tuttavia episodi marginali, che la post-metropoli sembra ospitare come eccezioni. Nel suo complesso, il territorio si presenta nella sua ordinarietà architettonica e nella sua frammentata dispersione.

Nei comuni di prima e seconda fascia della città di fatto di Milano vivono circa due milioni di persone, e la città fisica ha comunque una dinamica, per quanto banali siano le sue architetture e casuale la sua organizzazione spaziale. La città sociale cambia profondamente anche “nell’altra Milano” e la città fisica a questi cambiamenti ai adegua, secondo tempi e modalità che meritano di diventare oggetto di riflessione. Cambia in modo molto diverso da come cambia e da come si vorrebbe che cambi il “centro” di Milano. Come cambia, appunto?