Una crisi fiscale

Una narrazione veritiera sul debito pubblico italiano userebbe l’espressione “crisi fiscale”. Facendolo sarebbe costretta a confrontarsi con una tradizione di pensiero che ci farebbe uscire dalla superficialità con la quale in Italia si continua a parlare del tema del debito pubblico. Ma veramente si pensa di ridurre il peso del debito pubblico in misura rilevante attraverso avanzi di bilancio o tassi di crescita dell’economia più elevati? Dove, quando e come un miracolo così è accaduto nella storia recente delle democrazie?

Le “crisi fiscali” se non le risolvi cambiano forma, migrano da una sfera all’altra dell’economia ma restano il problema che sono, sempe più difficile da risolvere. Nel 2007 pubblicai su “Lo Straniero” un breve testo sulla crisi fiscale italiana che riprendeva uno dei temi che avevo abbozzato in un articolo che usci su “Il Ponte” nel 1997: L’Italia e il tabù della ricchezza.

Nel frattempo il peso del debito pubblico è cresciuto, la crisi fiscale italiana ha cambiato forma. Ora il peso è stato caricato sulle spalle del sistema bancario – con l’aiuto della BCE. E adesso? Adesso che si fa?