Conversazioni su “Economia, società, natura”

Progetto

Dieci conversazioni semplici, accessibili per familiarizzare con il lessico e i temi di un campo di studi – le relazioni tra economia, società e natura – al quale stiamo di nuovo rivolgendo l’attenzione per affrontare la crisi ecologica e la crisi sociale.

Le relazioni tra economia, società e natura sono un campo di studi tra i più sviluppati e affascinanti della scienza sociale. L’egemonia culturale conquistata dal paradigma neoliberale dopo il 1989 – una data che simboleggia una cesura non solo politica – lo ha marginalizzato nell’insegnamento, nel discorso pubblico e  nella costruzione delle politiche pubbliche.

Gli economisti hanno dato un contributo fondamentale alla comprensione delle relazioni tra società e processo economico e tra natura e processo economico: alcuni di loro li trovate nella lista dei Nobel per l’economia, ma non li trovate nei libri di testo della scolastica liberista (che sono utilizzati in quasi tutti i corsi introduttivi oramai).

Cambiare prospettiva, porre l’attenzione su programmi di ricerca marginali nel dibattito pubblico ma centrali nel dibattito scientifico apre la strada a un dialogo interdisciplinare tra economia e urbanistica, tra economia e scienza politica, tra economia e le altre scienze sociali. L’economia diventa parte della scienza sociale, le sue categorie e teorie integrate con quelle delle altre discipline.

Come partecipare

| La partecipazione è gratuita

| Piattaforma Zoom

| Numero massimo di partecipanti: 30

| Per registrarsi e ricevere il link per partecipare agli incontri inviare un messaggio ad Antonio Calafati al seguente indirizzo: info@antoniocalafati.it

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[1] “Natura, risorse, azione collettiva” | 8 marzo 2021, ore 17:30 – 19:00

Nel 1990 Elinor Ostrom, una scienziata politica statunitense, pubblica un libro importante, che gli varrà il Nobel per l’economia nel 2008: Governing the Commons. Questo libro sarà lo sfondo della prima conversazione. Si tratta di un testo difficile nel quale non mi addentrerò se non per estrarre il tema che affronta – fondamentale allora, come oggi – e la prospettiva metodologica che adotta.

I protagonisti del libro sono gli stessi del titolo di queste conversazioni: la ‘natura’, che lo sguardo dell’uomo interpreta come miniera o generatrice di ‘risorse’, le norme che nella ‘società’ (o ‘comunità’) guidano la distribuzione delle ‘risorse’ estratte dalla natura tra individui (e famiglie), i processi attraverso i quali le risorse sono estratte e trasformate in ‘beni’ (‘economia’).

Uno sfondo perfetto per iniziare un viaggio alla scoperta di come la scienza sociale – senza farsi vincolare dai confini disciplinari – ha riflettuto sul sistema economia-società-natura.

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Entra nella riunione in Zoom
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ID riunione: 975 6913 2144
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[2] “I limiti alla crescita economica (natura) [I] | 15 marzo 2021, ore 17:30 – 19:00

Nel 1972 viene pubblicato un libro fondamentale per la scienza sociale del Novecento: The Limits to Growth. Conteneva i risultati di una ricerca commissionata dal ‘Club di Roma’ a un gruppo di giovani studiosi del MIT di Boston. Per la prima volta – da una prospettiva sistemica – si simulavano le relazioni tra ‘natura’ e ‘processo economico’ alla scala globale. Il tema della ‘finitezza della Terra’ e non di un territorio circoscritto (una città, uno stato) diventava un tema economico, mettendo in discussione la possibilità di disporre in futuro della ‘base naturale’ del processo economico.

Questo libro – nonostante il suo carattere preliminare come modello di simulazione – è stato un passo decisivo verso il riconoscimento di una dimensione ‘locale’ e allo stesso tempo ‘globale’ della relazione tra processo economico e natura. Se il focus si sposta sulla dimensione globale, la finitezza della Terra emerge come un ineludibile vincolo che pone limiti alla crescita economica.

Sarà il Rapporto Our Common Future (1987) redatto da una commissione istituita dall’ONU a declinare, nel discorso pubblico mondiale, i ‘limiti alla crescita economica’ attraverso il concetto di ‘sviluppo sostenibile’.

[3] “I limiti della crescita economica (società) [II] | 22 marzo 2021, ore 17:30 – 19:00

Nel 1977 Fred Hirsch pubblica un libro che avrà un’eco molto vasta, diventando rapidamente un classico: Social Limits to Growth. (La prima edizione italiana è del 1981, per Bompiani). Il libro affronta un tema fondamentale: la relazione tra ‘crescita materiale’ e ‘benessere’. Mette radicalmente in discussione il significato della ‘teoria della crescita economica’ – in quegli anni uno dei campi centrali dell’ortodossia economica – e avanza la tesi che l’aumento della produzione materiale, oltre un ‘certo limite’ in quegli anni già ampiamente raggiunto in Europa e negli Stati Uniti, non genera un aumento del benessere: è quindi ‘inutile’.

Questo libro ha un duplice motivo di interesse. Da una prospettiva economica la crescita materiale – l’aumento del “prodotto interno lordo (Pil)” – non ha un valore in sé e quindi la relazione tra produzione materiale e benessere è un tema di indagine nella sua storicità e un tema politico – non una tautologia come molti economisti continuano ad affermare. Il libro avanza poi una specifica teoria – che ha molte ragioni di fascino – su quale sia la relazione che lega produzione materiale e benessere individuale nella società contemporanea, riconducendola alle relazioni tra gli individui. Ripropone una prospettiva che alla fine dell’Ottocento Thorstein Veblen aveva introdotto in un classico della scienza sociale, non categorizzabile in termini disciplinari, La teoria della classe agiata.

[4] “Reciprocità, redistribuzione, scambio | 29 marzo 2021, ore 17:30 – 19:00

La rappresentazione della società come un insieme di individui indipendenti che entrano in relazione attraverso lo ‘scambio’ di capitale, risorse e beni sul mercato è una semplificazione sulla quale si basano quasi tutti i libri di testo usati come ‘introduzione all’economia’. I mercati – e gli scambi di mercato – hanno un ruolo in tutta evidenza fondamentale. Tuttavia, il funzionamento dell’economia non si comprende se non si considerano altre due forme di integrazione sociale, ugualmente fondamentali: la ‘reciprocità’ e la ‘redistribuzione’. Le società antiche e moderne sono composte da individui organizzati per reti sociali, all’interno delle quali il diritto di utilizzo del capitale, e il passaggio di risorse e beni da un individuo all’altro avvengono con modalità diverse dallo scambio di mercato, appunto attraverso i dispositivi della ‘reciprocità’ e della ‘redistribuzione’.

L’ostinazione con la quale molti economisti – e movimenti politici – negano l’importanza che reciprocità e redistribuzione hanno nelle economie (capitalistiche) è ideologica: questi dispositivi esistono e governano una quota rilevante dei flussi di capitale, risorse e beni tra individui – ed influenzano profondamente la costruzione del benessere degli individui. Karl Polanyi è lo scienziato sociale che più di ogni altro ha messo in evidenza l’importanza di questi due dispositivi di integrazione, conducendo la sua ricerca ai confini tra economia, antropologia e storia.