Nel 2014 esce in traduzione italiana un breve libro, pubblicato l’anno prima in Germania, con un titolo evocativo: Manifesto per un’Europa ugualitaria. Come evitare la catastrofe [1]. Nella recensione subito uscita su “il Manifesto” si leggeva: “C’è però sempre un elemento di forzatura e di sia pur generoso idealismo nel tracciare i contorni di una futura società giusta. Tanto più quando incerto è il come rovesciare i rapporti di forze che sostengono l’assetto attuale, e problematico l’agire di concerto delle molteplici soggettività politiche «antisistema»…”. Un giudizio garbato per alludere al fatto che non c’era nessun realismo nella proposta politica degli Autori del libro..

Nelle prime 90 delle 140 pagine del libro gli Autori propongono una ‘teoria generale’ della crisi economica e sociale del capitalismo europeo. Di questa teoria si può fare diversi utilizzi: prenderne delle parti perché le si ritiene corroborate, trattarla come una traccia per approfondimenti, provare a integrarla. Una lettura certamente utile, anche se non se ne condivide la struttura. Pone l’attenzione su nessi causali che dovrebbero essere al centro dell’attenzione nella ricerca scientifica, nel dibattito pubblico, nelle agende dei governi. Nessi causali che pongono in primo piano il carattere politico dei cambiamenti dell’ordinamento istituzionale nello spazio europeo.

La seconda parte del libro è quella più significativa però. Nelle 50 pagine finali, quelle che contengono la parte propositiva – il Manifesto per un’Europa ugualitaria –, gli Autori abbandonano la prospettiva analitica ed empirica e si mettono a delineare l’architettura di un Europa ugualitaria. Ciò che colpisce di queste pagine non è la radicalità della proposta politica, bensì l’assenza di qualsiasi principio di realtà. Si inizia proponendo la dissoluzione degli stati europei e si continua affastellando fantastici cambiamenti nell’ordinamento sociale da realizzare con azioni di insubordinazione fino allo “sciopero generale dell’intera Europa”. Ma bisogna leggerle queste pagine per capire a che livello di irrealtà ti può portare il “generoso idealismo” degli Autori di questo Manifesto.

(L’abolizione degli stati nazionali è il primo punto nell’agenda neoliberale. Quando negli anni Trenta tra l’Austria e la Svizzera si consolida la rete di studiosi che gettano le basi del paradigma neoliberale sono gli stati nazionali a essere individuati come il principale ostacolo al modello di società e di economia che volevano vedere realizzato. E che si è realizzato, perché la globalizzazione – attraverso l’Unione Europea – ha tolto agli stati sfere centrali della sovranità nazionale.)

Il libro è anche una riflessione sul naufragio della Sinistra riformista in Europa – partiti ex-comunisti inclusi. A naufragare non è stata però soltanto la Sinistra riformista, come gli Autori del libro provano a dimostrare. Se arrivi in fondo capisci che a naufragare è stata anche la Sinistra radicale, che non riesce a trasformare l’analisi in concreto progetto politico.

Come è possibile che un partito della ‘sinistra radicale’ non abbia oggi in Italia almeno il 20% dei voti – con la crisi sociale, economica, ambientale e morale nella quale si trova il Paese? Come è possibile, proprio per l’analisi della crisi presentata nella prima parte del Manifesto per un’Europa ugualitaria, che la Sinistra radicale non abbia un rilevante peso politico nei paesi dell’Unione Europea?

Forse la risposta è proprio nella seconda parte del libro: la Sinistra radicale non crede nell’intelligenza della democrazia (come i neoliberali si potrebbe aggiungere!), non ha la pazienza della persuasione, confonde la dimensione intellettuale con quella politica. Propone inverosimili rivoluzioni.

 

[1] Roth, Karl H. and Zissis Papadimitriou. 2014. Manifesto Per Un’europa Ugualitaria. Come Evitare La Catastrofe. Roma: DeriveApprodi.