Il capitale che possiedi genera un rendimento, se utilizzato. Nella forma di un flusso in entrata di moneta – di potere d’acquisto – quando, ad esempio, ti viene pagato l’affitto dell’abitazione di proprietà di cui hai ceduto l’uso; oppure quando ti vengono pagati gli interessi maturati sulle obbligazioni che possiedi. Il rendimento, per altri tipi di capitale, può prendere la forma di un “flusso di utilità”: quando abiti la casa di cui sei proprietario o quando usi la tua bicicletta per compiere un’escursione.

Il capitale genera un rendimento, che nelle società capitalistiche è stato sempre tassato (quasi tutte, ma non tutte le forme di capitale sono tassate). In misura variabile, da periodo storico a periodo storico, da Paese a Paese. E questa tassa la puoi chiamare ‘tassa patrimoniale’. Se vari la sua misura – se ne parla in questi giorni in Italia – vari il prelievo sul rendimento del capitale.

Si è liberi di dare un nome alle cose, come individui e come collettività e in Italia è oramai uso comune chiamare ‘patrimoniale’ una variazione della tassazione del rendimento del capitale. Ma è un uso che non ti saresti aspettato. Perché l’espressione “fare una patrimoniale” ha un altro significato nel linguaggio consolidato dell’economia, nella storia economica e politica dei Paesi capitalistici – delle economie nelle quali la proprietà privata del capitale svolge un ruolo fondamentale. Dopo alcuni decenni durante i quali le disuguaglianze nella ricchezza – non solo nei redditi – sono diventate smisurate, come l’evidenza empirica mostra – e di cui tutti parlano –, avrebbe dovuto essere impossibile confondere la scelta di ‘fare una patrimoniale’ con la scelta di ‘aumentare la tassazione del rendimento del capitale’.

Una patrimoniale è un trasferimento della proprietà di una quota del capitale da un individuo o da un’organizzazione privata allo Stato. Una patrimoniale è una decisione che riduce la ricchezza (reale e finanziaria) di un individuo o di un’organizzazione privata e aumenta la ricchezza dello Stato. La tassazione dell’eredità – principio cardine del paradigma liberale – è una patrimoniale; la requisizione di una parte della liquidità degli attori privati depositata presso una banca – come fece il Governo Amato nel 1992 – è una patrimoniale; il ripudio dello Stato del suo debito è una patrimoniale.

Una patrimoniale è una redistribuzione della ricchezza reale e finanziaria. Non è un cambiamento delle forme e del livello di tassazione del reddito da capitale. Non mette affatto in discussione il diritto alla proprietà, bensì le ‘eccessive’ differenze nella ricchezza individuale.

Dovrebbero essere i liberali – prima dei marxisti – ad affidarsi allo strumento della patrimoniale, perché quando le disuguaglianze nella ricchezza raggiungono i livelli che hanno raggiunto in Italia, in Europa, negli Stati Uniti non c’è altro modo per dare un fondamento etico e politico al capitalismo secondo il paradigma liberale. La patrimoniale è uno strumento per riportare la traiettoria del capitalismo nell’alveo della democrazia: è sempre stato così.

C’è qualcuno che veramente crede che l’Italia possa andare avanti altri dieci anni ancora con l’attuale sperequazione nella distribuzione della ricchezza reale e finanziaria?