Guido Crainz ha dedicato un intenso articolo (“La Repubblica”, 11 luglio) all’incontro dei Presidenti dell’Italia e della Slovenia, Sergio Mattarella e Borut Pahor, che si terrà a Trieste tra qualche giorno. Un’altra tappa di un percorso di riconciliazione che sembra giungere a compimento. L’articolo ripercorre le tappe di un tragico conflitto e si conclude con un’osservazione che contiene un’esortazione: “negli ultimi anni è sembrato spesso debole e inadeguato l’impegno intellettuale volto a contrastare letture divisive del passato e a far crescere il confronto e il dialogo tra diverse memorie e vissuti”. Un’esortazione che vale per riflettere sul passato quanto sul presente dell’Europa: ci sono letture divisive non solo del passato ma anche del presente, dei temi dell’agenda europea, e anch’esse non trovano ostacoli intellettuali e si consolidano.

Del negoziato sul Recovery Fund e sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità) gran parte del giornalismo italiano sta conducendo una lettura distorta e divisiva. Austria, Olanda, Danimarca e Svezia sono caratterizzati a mo’ di scherno come “frugali”, trasformando una virtù in stigma, ci si chiede retoricamente “perché non ci vogliono bene?”, li si additano come opportunisti all’opinione pubblica, affermazioni insensate di politici locali sono amplificate invece che dimenticate per creare artificiali contrapposizioni. Sulla Germania e sulla Francia si leggono giudizi approssimativi, che si alimentano a banali stereotipi.  Sono innumerevoli gli articoli sui temi europei nei quali le ‘ragioni degli altri’ sono rappresentate in modo deformato, stigmatizzate, rifiutate – nei quali si fabbricano conflitti inesistenti. Uno sciovinismo superficiale affiora continuamente in Italia nel discorso su Recovery Fund e Mes – come su molti altri temi europei, da molti anni. Assieme a un’ignoranza evidente, quasi esibita, sui dispositivi decisionali dell’Unione Europea, sui caratteri delle istituzioni europee– che l’Italia ha contribuito a definire.

L’impegno intellettuale che Crainz invoca per sgombrare gli ultimi ostacoli sulla via della riconciliazione dopo le tragedie del Novecento europeo è lo stesso di cui ci sarebbe bisogno per contrastare le distorte e divise letture del futuro prossimo dell’Europa.