La Fondazione “Alexander Langer” e la rivista “Una città” hanno curato una ‘introduzione’ al voto europeo. Si intitola ProEuropa ed è la più intensa e utile che abbia letto in queste settimane. Certo, i testi che raccoglie potrebbero essere interpretati come il racconto di una disfatta. La cultura politica che li accomuna negli anni Novanta è stata sconfitta, il paradigma neoliberista ha preso il sopravvento nel definire il modello istituzionale dell’Unione Europea.

Leggerli ti fa entrare in un discorso sull’Europa che ha un significato. Capisci che cosa è stato il progetto europeo prima che la scolastica neoliberista lo stravolgesse, conducendo alla crisi sociale, ambientale e morale nella quale l’Europa si trova oggi.

Le riflessioni che sono raccolte in ProEuropa dovrebbero essere interpretate, però, non come il racconto di una sconfitta, ma come l’annuncio di un nuovo inizio. Archiviato il liberalismo, incapace persino di manutenere la democrazia, la costruzione di un nuovo paradigma per l’Europa sta tornando ad alimentarsi al ‘sogno europeo’. Ed è nelle città, nei luoghi che lo si vede.

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