Allegato al settimanale Left, in edicola in questi giorni, trovi il libro L’Europa rapita, una raccolta di brevi scritti che dovrebbe riassumere il punto di vista della Sinistra radicale italiana sul progetto europeo, la sua crisi e la sfida delle imminenti elezioni. Si apre con un contributo di Nadia Urbinati, nota e autorevole intellettuale progressista. Al centro del suo contributo c’è questa affermazione: “[L’Unione europea] è nata in coerenza con il problema che Kant si era posto nel 1795: l’affermazione del diritto cosmopolitico, che è diritto della persona e prevede il movimento libero.” Precisamente ciò che sostiene The Economist, il settimanale ‘liberale’ per antonomasia da 175 anni, nel suo “A manifesto for renewing liberalism” pubblicato lo scorso settembre, nel quale il ‘liberalismo’ viene declinato come ‘(neo-)liberismo’ senza alcun imbarazzo intellettuale.

Nel suo pragmatismo ‘all’occorrenza’, The Economist aggiunge che il “diritto cosmopolitico’ è un principio generale che per ora e per un po’ bisogna sospendere o limitare. Nel suo idealismo, la Sinistra radicale ritiene che si tratti di un diritto per il quale creare le condizioni affinché sia esercitato, senza impedimenti, sin d’ora. E la Urbinati sostiene che il progetto europeo abbia la sua origine e il suo fondamento etico e politico in questo diritto, che il progetto europeo sia un’incarnazione dell’Illuminismo. E da questa prospettiva la Sinistra radicale guarda alle elezioni europee.

La Sinistra radicale italiana potrebbe non superare il 3% dei consensi elettorali, non ottenendo neanche un seggio nel nuovo Parlamento europeo. I due partiti al Governo in Italia, che il ‘diritto cosmopolitico’ – per ideologia o per pragmatismo – non riconoscono potrebbero superare il 50% – forse il 55% – dicono i sondaggi. Ma il consenso elettorale dei partiti e movimenti che in Italia hanno perplessità nel riconoscere quel diritto o non intendono proprio riconoscerlo potrebbe raggiungere il 70%.

Gli intellettuali liberali come la Urbinati credono anche nella ‘intelligenza della democrazia’. Si troveranno a dover spiegare un altro tracollo elettorale della Sinistra dopo il 26 maggio in elezioni democratiche. Come faranno? Continueranno a dire che la Sinistra non è stata capace di ‘farsi capire’, di trovare metafore efficaci nella comunicazione politica?  Oppure capiranno che sono loro i principali responsabili della deriva politica italiana, che è in primo luogo una deriva intellettuale, un uso improprio del pensiero?

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