Torino: altre narrazioni

Credo che i reportage abbiano uno status scientifico (quando sono, effettivamente, reportage). Costruiscono evidenza empirica che si può utilizzare nei processi di corroborazione di ipotesi interpretative. Contribuiscono a identificare le condizioni iniziali di un sistema. Suggeriscono domande di ricerca.

Il loro valore dipende dalla reputazione del giornalista, così come il valore delle “descrizioni dense” (Clifford Geertz) dell’antropologia dipende dalla reputazione dell’antropologo. Prima che l’indagine venga ripetuta.

Fabrizio Gatti pubblica ora sul portale del settimanale L’Espresso un reportage sullo stato delle periferie a Torino che mette profondamente in discussione le consolatorie retoriche sulla recente traiettoria di sviluppo di Torino. Di fatto, propone un paradigma interpretativo diverso per descrivere lo stato delle cose nella città. Ho espresso negli anni recenti – nel mio blog e in incontri pubblici – molte critiche alla narrazione convenzionale delle dinamiche sociali ed economiche di Torino. Forse non si poteva fare di più negli ultimi dieci anni, e le mie critiche non erano un giudizio politico ma una riflessione sulle inconsistenze interpretative delle dinamiche socio-economiche della città.

È ora il reportage di Fabrizio Gatti a mettere sul tavolo l’evidenza empirica che avevamo dimenticato.

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