Il tradimento delle periferie (II)

In collaborazione con il Centro Nazionale per le Politiche Urbane, l’Anci pubblica ora un’analisi dei progetti presentati nell’ambito del “Bando Periferie”. Al quale danno un titolo, di cui non comprendi subito il senso: “Rigenerazione urbana: un progetto per l’Italia”. Ma non stanno parlando di periferie, come recita il sottotitolo (“Dossier sui Progetti di Comuni e Città metropolitane per il Bando Periferie”)? Solo se ti soffermi sull’immagine di copertina e riesci a darle un nome fai un passo avanti nel capire quel titolo: hanno scelto il render – che trovi anche su Wikipedia – di uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana realizzato in Inghilterra negli anni recenti, il NOMA di Manchester situato nel cento del centro della città.

Quando arrivi a pagina 8 del Dossier fai un altro passo avanti. Trovi un’affermazione di Marc Augè – non poteva mancare: “centro e periferia non sono, geograficamente parlando, nozioni significative”. Affermazione tratta da un’intervista che ha un titolo enigmatico “Le periferie al centro della vita”. (L’intervista non l’ho letta e quindi non so dire se queste frasi hanno un senso nel loro contesto. Nel Dossier mi sembrano usate in modo strumentale.) Comunque, d’accordo, si sta dicendo che l’area di Porta Nuova-Stazione Garibaldi a Milano era periferia prima che si realizzasse Piazza Gae Aulenti e tutto il suo intorno.

Quando termini la lettura del Dossier è tutto molto chiaro: il “Bando Periferie” non c’entra nulla con le periferie, con il drammatico degrado del territorio italiano e con i suoi costi sociali. Le periferie evocate (ma mai definite) sono l’arma di un ricatto morale, per approvare una misura senza alcun senso.

Chiuso il Dossier, ti resta in mente a lungo uno dei passaggi più esilaranti, un passaggio che, a sua volta, è una citazione dal documento con il quale un comune lombardo giustifica il suo progetto “interventi nel comparto stazioni finalizzati alla inclusione sociale, al miglioramento della sicurezza e al rilancio economico e sociale attraverso la riqualificazione dello spazio pubblico della mobilità urbana ed extraurbana, la interconnessione modale dei quartieri periferici e del polo ospedaliero con il sistema infrastrutturale”.

Il Dossier è molto utile: descrive lo stato delle cose. Ma, ora, i molto numerosi urbanisti italiani, provenienti dalle maggiori università italiane che hanno dato vita Centro Nazionale per le Politiche Urbane, che hanno direttamente o indirettamente partecipato alla sua preparazione, diranno ciò che pensano di questa deprimente storia? A che cosa serve la comunità scientifica, ce lo faranno capire?

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